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dai GIORNALI di OGGI

Dopo mesi di gelo due ore e mezzo a pranzo in casa Letta

Berlusconi-Fini, via al patto di consultazione permanente

Il premier "molto soddisfatto".

Il presidente della Camera: ora passare ai fatti

ROMA - È andata come do­veva andare. Con un accordo di massima raggiunto, ma che de­ve passare la prova dei fatti. E che vede un Berlusconi che defi­niscono "molto soddisfatto", e un Fini aperto a un cauto otti­mismo.

2009-09-22

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

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2009-09-22

CORRIERE della SERA

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2009-09-22

Dopo mesi di gelo due ore e mezzo a pranzo in casa Letta

Berlusconi-Fini, via al patto

di consultazione permanente

Il premier "molto soddisfatto". Il presidente della Camera: ora passare ai fatti

ROMA - È andata come do­veva andare. Con un accordo di massima raggiunto, ma che de­ve passare la prova dei fatti. E che vede un Berlusconi che defi­niscono "molto soddisfatto", e un Fini aperto a un cauto otti­mismo. In realtà, dopo due ore e mez­za di faccia a faccia a tavola nel­la casa romana di Gianni Letta — luogo evocativo del "patto della crostata", che segnò l’ac­cordo bipartisan che battezzò la Bicamerale, poi fallita tra le re­criminazioni reciproche — il premier e il presidente della Ca­mera evitano trionfalismi, anzi, evitano perfino commenti pub­blici (Berlusconi uscendo si li­mita ad alzare il pollice in segno di vittoria). Ma dall’entourage di Fini filtra una versione dei fat­ti accreditata anche da palazzo Chigi: l’ex leader di An ha ricor­dato all’alleato che "al di là del­le percentuali, il Pdl lo abbiamo fatto in due. E in due dobbiamo gestirlo, in due prendere le deci­sioni ", perché "non è più possi­bile che io mi trovi di fronte al fatto compiuto", che le scelte si prendano in cene del lunedì dal­le quali l’area che fa ad An riferi­mento è esclusa e la Lega dia l’impressione di "dare la linea al governo". Tutto questo, ha messo in chiaro Fini, deve cam­biare. Assieme all’organizzazio­ne di un partito che "non si riu­nisce, non discute, non deci­de ".

Come non si può certo an­dare avanti con gli attacchi per­sonali violenti che il Giornale gli ha mosso negli ultimi tempi. Richieste che Berlusconi si aspettava, che in parte erano già state recepite (i coordinato­ri hanno già convocato gli orga­ni del partito per i prossimi giorni), ma che non avevano ancora l’okay definitivo di Ber­lusconi sul punto cruciale: qua­le ruolo Fini dovesse tornare ad avere nel Pdl e nelle scelte del governo. Ebbene, a quanto rac­contano, il premier — dopo aver parlato anche di alleanze e Regionali, su cui si deciderà "presto assieme" — all’alleato ha concesso molto: ha detto sì al "patto di consultazione per­manente " con lui, sì a vertici di maggioranza da tenere o al po­sto delle cene del lunedì con la Lega, o subito dopo tra i mag­giorenti del Pdl e quelli del Car­roccio.

Sì anche a una maggiore strutturazione del partito, an­che se secondo il finiano Italo Bocchino "esistono ancora due diverse concezioni del partito tra i due", mentre sul punto del Giornale è prevalsa la cautela: "Sai che certi articoli non li ho ispirati io, quella di Feltri è sta­ta una scelta editoriale...". Ma soprattutto, Berlusconi — raccontano — ha capito che è possibile ricostruire con l’alle­ato un rapporto anche persona­le, che sembrava andato in fran­tumi per un muro di incomuni­cabilità, e questo "lo ha reso en­tusiasta ", raccontano i suoi. E ha compreso che, concedendo al presidente della Camera un reale spazio di co-decisione nel partito e nella coalizione, potrà avere la strada più sgombra in Parlamento quando ci saranno da affrontare nodi cruciali, dal­la legge sul biotestamento a, eventualmente, nuove norme sulla giustizia se dovesse cade­re o essere modificato il Lodo Alfano. Così Fabrizio Cicchitto può parlare di "incontro anda­to bene", Ignazio La Russa può rallegrarsi perché d’ora in poi "non sarà più una notizia se Berlusconi e Fini si parlano" mentre Bocchino mantiene una sana diffidenza: "E’ l’inizio di un percorso, se son rose fiori­ranno... ". Ma "fioriranno — si dice sicuro Paolo Bonaiuti — come sono sempre fiorite in 15 anni di alleanza".

Paola Di Caro

22 settembre 2009

 

 

 

 

L'INCONTRO CON FINI - IL RETROSCENA

Il Cavaliere e il compromesso obbligato "Ma rischiamo il rapporto con i cattolici"

Timori sul biotestamento. E sugli immigrati: potremmo perdere consensi tra i nostri elettori

ROMA — Tendenza Silvio. Nono­stante lo scontro con Gianfranco Fi­ni, le tensioni con Umberto Bossi sul­l’Afghanistan, i morsi della crisi eco­nomica sull’occupazione e i rapporti complicati con il mondo cattolico, il Cavaliere continua a salire nei son­daggi riservati che l’opposizione mo­nitora settimanalmente. Perché an­che l’ultimo report di Ipsos , analizza­to dai dirigenti del Pd, ha evidenzia­to un dato tendenziale in ascesa per il premier e il suo partito: nell’indice di fiducia, infatti, Berlusconi guada­gna un altro decimale (oggi è al 51,2%) e il Pdl tre (dal 38 al 38,3%). Ma non è sulle variazioni numeri­che che si soffermano gli analisti, bensì sul trend positivo che da lu­glio non conosce soste. I rilevamenti fanno capire che — in assenza di un’alternativa — l’opinione pubbli­ca continua a puntare sul presidente del Consiglio, se è vero che la Lega subisce una flessione di mezzo pun­to, scende al 10,1%, e non raccoglie il consenso degli elettori di centrode­stra, rimasti contrariati dal duello tra i "cofondatori" del Pdl. Ed è proprio lo scontro con Fini a preoccupare Berlusconi, perché la "fiducia" è un credito da onorare con l’azione di governo, dunque in Parlamento, dove i provvedimenti dell’esecutivo devono trovare il con­senso. Il premier deve quindi disin­nescare il conflitto con il presidente della Camera, con il quale i problemi politici ieri sono stati solo esamina­ti. I due infatti si rivedranno, dopo il viaggio negli Usa del Cavaliere, sicco­me non potevano bastare due ore di colloquio per chiudere la vertenza.

Il faccia a faccia in casa Letta è servito quantomeno per chiarirsi — in alcu­ni frangenti anche a muso duro — e per constatare che non possono fare a meno l’uno dell’altro. Non c’è dub­bio che l’ex leader di An non abbia progetti politici alternativi al Pdl, non ci ha mai pensato: l’ha spiegato a Berlusconi, che pure si fa forte dei sondaggi commissionati da tempo sulle "basse potenzialità" del "brand" finiano. Dall’altra parte il Cavaliere sa che — se non vuole apri­re un fronte pericoloso — deve con­cedere al "cofondatore" un ruolo adeguato nel partito. Ed è chiaro che il presidente della Camera è preoccu­pato di non esporsi: vuole verificare che le promesse verranno mantenu­te. Altrimenti, rischierebbe di qui a breve una cocente sconfitta. Poco importa però se "Silvio" non si fida di "Gianfranco" e vicever­sa, se l’unica intesa è stata quella di non parlarsi più attraverso i media. Entrambi sanno che i problemi resta­no, frutto delle due "visioni diver­se ". Certo, la consultazione perma­nente consentirà di cercare dei com­promessi su questioni spinose. Ma è da vedere se e come si comporrà una mediazione su temi, per esem­pio, come i diritti agli immigrati e il testamento biologico.

Perché Berlu­sconi teme che le posizioni di Fini "da una parte ci facciano perdere consensi nel nostro elettorato, e del­­l’altra mettano a rischio il rapporto con il mondo cattolico", assai in­quieto e critico verso il premier, co­me ha fatto capire ieri il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Allora il consenso nei sondaggi as­sume per il premier un altro signifi­cato, è un debito contratto con l’opi­nione pubblica, da restituire entro la primavera se lo si vuole far fruttare alle Regionali. È vero che il Pd resta per ora accartocciato su se stesso, e sebbene questa settimana guadagni quasi mezzo punto (28,9%), non rie­sce a drenare voti all’Idv, quotato so­pra l’8% malgrado un calo di due de­cimali. Nelle tabelle di Berlusconi i Democratici non vanno oltre il 27%, semmai è su Pier Ferdinando Casini che dovrà fare delle valutazioni: tra i leader, infatti, negli indici di gradi­mento il capo dei centristi è salito al 48,8%, ed è secondo solo al Cavalie­re, che nei suoi report calcola l’Udc al 6,8%. Che fare allora per le Regionali? Anche questo tema è stato trattato ie­ri da Berlusconi e Fini.

Nei giorni scorsi l’ex leader di An — a parte far muro contro le "eccessive pretese" al Nord della Lega — teorizzava che "per rafforzare il Pdl è necessario le­gittimare le strutture territoriali del partito. Non è pensabile che le scelte dei candidati governatori siano frut­to solo di una decisione romana". È un ragionamento da rifare con il pre­mier, che su questo punto — e an­che su altri — proprio non ci sente. Ma è come se tutto fosse sospeso, in attesa di altri eventi. Perché è ve­ro che nel Pdl si avverte un cauto ot­timismo sulla decisione della Con­sulta per il lodo Alfano, ma ad otto­bre la decisione della Corte Costitu­zionale avrà un’influenza sulle scel­te politiche, nel Palazzo. Fini ha già detto che "questo clima di messiani­ca attesa è fuori luogo", tranne ag­giungere poi che "mentre tutti aspet­tano la sentenza, sarà importante co­noscere le motivazioni". E Berlusco­ni — giorni fa — ha cercato di mo­strarsi distaccato: "Se fosse necessa­rio — ha detto — si potrebbe fare un altro lodo. Ma io sono tranquillo perché, anche se andassi a processo, sul caso Mills mi assolverebbe qual­siasi tribunale fatto da giudici non politicizzati e prevenuti contro di me". Possibile che ieri i "cofondato­ri " abbiano parlato solo del partito?

Francesco Verderami

22 settembre 2009

 

 

 

 

 

 

2009-09-16

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2009-09-22

RETROSCENA Il presidente della Camera ha chiesto al premier garanzie

"Non puoi dare l'idea che guidino Bossi e Tremonti". Il Cavaliere sdrammatizza

"Feltri la smetta o non si discute"

Gianfranco detta le condizioni

di FRANCESCO BEI

"Feltri la smetta o non si discute" Gianfranco detta le condizioni

ROMA - "Silvio, lasciamo stare le quote e il 70-30: il Pdl l'abbiamo fatto in due e in due dobbiamo decidere. Ma, se vuoi che continuiamo a parlare, Feltri la deve smettere di attaccarmi". È stato questo il tasto su cui ha martellato ieri Gianfranco Fini seduto sul divano di casa Letta, il luogo neutrale scelto per il sospirato incontro con il leader del Pdl. Perché - tanto erano slabbrati i rapporti tra i due - nessuno voleva cedere sul "cerimoniale" andando a Canossa nel feudo dell'altro.

Ed è stato proprio Gianni Letta l'unico tra i berlusconiani a tenere sempre aperto un filo di dialogo con il dirimpettaio di Montecitorio, anche quando la situazione - dopo l'affondo del Giornale a Fini - era arrivata a un passo dalla rottura definitiva. Ma ieri mattina, ai funerali di Stato dei parà, Silvio Berlusconi ha iniziato a rompere il ghiaccio, complice il protocollo che l'ha fatto sedere accanto al presidente della Camera. Più volte, nel corso della cerimonia, si è visto il Cavaliere avvicinarsi all'orecchio di Fini e mormorare qualcosa. Dopo le esequie i due sono filati subito a casa Letta e la commozione per i caduti ha continuato a tenere banco, con "Silvio" che ha confessato di essere rimasto toccato dal bambino che faceva il saluto militare davanti alla bara del padre e "Gianfranco" che ha ricordato l'altro bambino che accoglieva il feretro del papà all'aeroporto di Ciampino.

Poi è arrivata la politica, senza sconti. A partire dal Pdl, dove Fini chiede che la monarchia berlusconiana sia almeno "costituzionalizzata" con il rispetto degli organi statutari, la convocazione della direzione e dell'ufficio di presidenza, un "patto di consultazione" che vincoli il leader. E poi le candidature alle regionali, che Fini non vuole più "apprendere dai giornali". "Facciamo fare un'istruttoria a livello locale - è stata la proposta del leader di An - e poi decidiamo insieme chi sia il candidato migliore del Pdl. Così potrai andare alla trattativa con la Lega con una posizione condivisa, conviene anche a te". Raccontano che Berlusconi abbia sempre annuito, condendo le richieste di Fini con rassicuranti "condivido", "sono d'accordo con te", "questo lo abbiamo già deciso", "non c'è problema". "Si è mai visto qualcuno - commenta in serata un finiano - a cui sia andato male un incontro con il Cavaliere? Ma solo il tempo dirà se, dalle belle parole, si passerà ai fatti. Attendiamo che Fini sia reso partecipe delle decisioni del partito che ha contribuito a fondare".

Gran parte del faccia a faccia è stato dedicato al rapporto con la Lega, che Fini vede troppo sbilanciato a favore di Bossi. "Serve un riequilibrio delle forze, non puoi dare l'impressione che il governo sia guidato da Bossi e Tremonti". E non è certo un caso se, proprio ieri sera, come segno di buona volontà, Tremonti abbia annunciato in via riservata che i proventi derivanti dallo scudo fiscale non saranno gestiti dal suo ministero ma finiranno nel cosiddetto "Fondo Letta" a palazzo Chigi. Un modo per rendere più collegiale la gestione dei quattrini attesi dallo scudo.

E tuttavia, se sul piano politico l'accordo tra Berlusconi e Fini sembra oggi meno distante da ieri, il maggiore ostacolo resta la (scarsa) fiducia reciproca. Il macigno tra i due lo ha messo Vittorio Feltri, alludendo a una storia a luci rosse che avrebbe riguardato uomini di An. "Io non ho nulla da nascondere e su questa vicenda voglio andare fino in fondo. Nei prossimi giorni leggerò attentamente il Giornale", ha minacciato Fini. Di fronte alle accuse del leader di An, che vede proprio nel Cavaliere il mandante degli attacchi di Feltri, Berlusconi ha protestato tutta la sua innocenza: "Non c'entro niente con questa storia, mi offendo se lo pensi. Ci parlerò io, ma Feltri lo conosci, è incontrollabile". Una spiegazione che non ha convinto del tutto il presidente della Camera.

(22 settembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

L'incontro nella casa di Gianni Letta, già teatro di storici accordi

La Russa: "Ho notizie incoraggianti". Cicchitto: "Combinare due concezioni"

Faccia a faccia Berlusconi-Fini

E il premier fa il segno di "ok"

Faccia a faccia Berlusconi-Fini E il premier fa il segno di "ok"

ROMA - E' durato oltre due ore l'incontro, a casa Letta, fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, presidente della Camera. Fini ha lasciato l'abitazione privata del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio senza fare dichiarazioni ai giornalisti. Al termine dell'incontro, il premier non ha rilasciato dichiarazioni ma fatto solo un gesto: il pollice alzato, come per indicare un esito positivo del vertice. Il premier era visibilmente soddisfatto.

Reazioni. Positivi i primi commenti sul confronto tra premier e presidente della Camera a casa di Gianni Letta. "Sono molto soddisfatto" ha dichiarato Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl e ministro della Difesa, "perché notizie dirette che ho sono assai incoraggianti per la prospettiva di costruire bene e velocemente il Pdl". Certo, ha aggiunto, "bisognerà passare dalle parole ai fatti e avviare senza ritardi quell'azione di costruzione e funzionamento degli organi di partito che sia Berlusconi che Fini si sono trovati d'accordo nel ritenere indispensabile". "L'incontro è andato bene" ha detto il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, "adesso bisogna combinare una concezione leaderistica del partito-movimento con quella che richiede sedi permanenti di dibattito e un serio lavoro sul territorio". Il colloquio Fini-Berlusconi "ha ribadito l'esistenza di due visioni diverse di partito", ha affermato il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, "ma è anche emersa la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni e che può portare a un rafforzamento del Pdl" ha aggiunto il promotore della lettera degli ex di An. "Le condizioni ci sono tutte. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti. Se son rose fioriranno" ha concluso. "Credo che si siano poste le premesse per ripartire insieme e bene" ha commentato infine il vice ministro allo Sviluppo economico e segretario della fondazione Farefuturo, Adolfo Urso.

Gli incontri a casa Letta - La casa di Gianni Letta è stata spesso teatro di importanti incontri. Il più celebre, quello dell'ormai famoso 'patto della crostata' sulle riforme istituzionali del giugno 1997. Attorno al tavolo, in quell'occasione, Massimo D'Alema, presidente della commissione bicamerale per le riforme istituzionali, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, leader di An, Franco Marini e Pinuccio Tatarella, vice presidente della stessa commissione bicamerale. Nel maggio 2001, subito dopo le elezioni, ancora un incontro a casa Letta, tra Berlusconi e il premier uscente Giuliano Amato, per il 'passaggio di consegne' e in vista del G8 di Genova. L'ultimo rendez vous in casa Letta, prima di quello di oggi, è dell'aprile di un anno fa, quando Berlusconi ha incontrato il suo antagonista Walter Veltroni. Al centro del colloquio, in quell'occasione, non solo e non tanto la legge elettorale, quanto un tema allora scottante come Alitalia, insieme al nome del sostituto di Franco Frattini alla Commissione europea.

(21 settembre 2009)

 

 

 

 

IL RETROSCENA / Tregua armata alla cena del G8: solo una stretta di mano

Il premier rinuncia a intervenire al seminario di Gubbio: "Se parlo, polemica sicura"

Berlusconi avverte Gianfranco

"Pure lui è parte del problema"

di GIANLUCA LUZI

Berlusconi avverte Gianfranco "Pure lui è parte del problema"

Silvio Berlusconi

ROMA - La cena di Villa Madama non ha portato alla pace, ma solo a un armistizio armato con Berlusconi che per una volta ha rinunciato all'offensiva contro Fini per non compromettere irrimediabilmente i rapporti. "A Gianfranco, questa volta, non darò l'occasione per dirmi ancora un no". È mezzogiorno e in Galleria a Milano, dopo il funerale di Mike Bongiorno che il Cavaliere ha trasformato nell'ennesima autocelebrazione, decide per una volta di dare ascolto alle "colombe" che da giorni cercano in tutti i modi di riportare al dialogo i due "padri" del Pdl.

Così, prima di entrare al Biffi dove ha pranzato con Fedele Confalonieri e il parlamentare Gregorio Fontana, ha chiamato il coordinatore Sandro Bondi per annunciargli che non avrebbe fatto la prevista telefonata al seminario del Pdl di Gubbio. Con una platea così apertamente schierata contro Fini non avrebbe potuto che menare randellate: "Se parlo scoppia di nuovo la polemica" è stata la prudente considerazione del premier, e questo non era consigliabile poche ore prima della cena a Villa Madama con Fini e i presidenti dei parlamenti del G8, la prima occasione di vedersi dopo gli scontri al calor bianco dell'ultima settimana.

Una decisione tutta politica e non tecnica come invece aveva spiegato Bondi ai fan delusi del premier, perché il funerale era finito e Berlusconi si è concesso un lungo bagno di folla in Galleria prima di pranzo. Di tempo per telefonare, quindi, ne avrebbe avuto in abbondanza.

Così, con la decisione di non parlare, il leader del Pdl ha voluto marcare con un "gesto distensivo" l'intenzione di riprendere un dialogo con la terza carica dello Stato, o perlomeno di non incattivire il duello rinviando il chiarimento alla prossima settimana incastrando il vertice tra la consegna delle prima case ai terremotati e il consiglio europeo di venerdì o forse nel fine settimana, prima della partenza per l'America. Eh già, perché la cena di ieri sera con il suo rigido cerimoniale, non ha permesso ai duellanti di ritagliarsi uno spazio per chiarire le rispettive posizioni.

L'incontro a Villa Madama è stato molto freddo: giusto una stretta di mano, poi Fini ha presentato Berlusconi ai presidenti dei parlamenti del G8 ed è cominciata la cena. Fini e Berlusconi erano seduti uno di fronte all'altro allo stesso tavolo rettangolare, troppo grande per dialogare. Comunque nessuno dei due aveva l'aria di aver voglia di intrattenersi a parlare con l'altro, segno che la tensione è ancora alta.

Berlusconi è arrabbiato, ma deve trovare un sistema per riportare un minimo di serenità, perché il suo problema è che ormai nella maggioranza la rissa è generalizzata, e i colpi proibiti che Bossi ha scagliato contro Fini non sono certo ideali per rasserenare il clima. Il sospetto di Fini, anzi la convinzione, è che le bordate del Senatur, se non sono ispirate direttamente dai falchi di Berlusconi, certo hanno il lasciapassare del Cavaliere. Però anche il premier non fa che lamentarsi per quelli che considera veri e propri attacchi del presidente della Camera. "Fini - si sfoga con i suoi - elenca i problemi del Pdl, ma dimentica di elencare se stesso, perché con le sue prese di posizione diventa lui il problema del Pdl". I soliti mediatori, Letta e La Russa in prima fila, si danno da fare per arrivare almeno all'armistizio se non alla pace.

Gli uomini del Pdl più dialoganti colgono un segnale positivo in un passaggio del discorso di Fini a Chianciano. Quando il presidente della Camera ha detto che "bisogna portare il bipolarismo ai livelli europei". Mentre impazza l'ipotesi di un Grande Centro a cui dovrebbe partecipare lo stesso Fini, questa frase viene interpretata come l'intenzione di non abbandonare il Pdl.

A questo minimo spiraglio Berlusconi risponde con un piccolo ramoscello d'ulivo durante l'intervento alla cena. "Sarebbe bene che vi riuniste più di una volta l'anno. Voi siete i nostri padroni. Nel Parlamento risiede la sovranità del popolo", una frase rivolta ai presidenti dei parlamenti, che certamente Fini avrà apprezzato. Soprattutto perché detta da un premier con cui ha avuto più di uno scontro sulla centralità del Parlamento.

(13 settembre 2009)

 

 

 

 

 

2009-09-11

La difficile coabitazione tra il capo del governo e il presidente della Camera

Il premier si è infuriato soprattutto per il riferimento alle inchieste di mafia

L'ira del Cavaliere su Gianfranco

"Vuole la mia morte politica"

dal nostro inviato FRANCESCO BEI

L'ira del Cavaliere su Gianfranco "Vuole la mia morte politica"

Gianfranco Fini, a Gubbio, con il ministro Bondi

GUBBIO - Lo scontro stavolta ha superato il livello di guardia e forse non è tanto lontano dalla verità quel forzista che a Gubbio, dopo aver ascoltato l'intervento di Fini, si allontana scuotendo la testa: "A questo punto o Berlusconi si fa un altro partito oppure se lo fa Fini". Eppure il presidente della Camera allontana senza esitazioni ogni ipotesi di scissione: "Nel Pdl è bene che ci si divida se necessario. Ma non nel senso che uno va da una parte e uno dall'altra".

Tuttavia qualcosa indubbiamente in questi giorni si è rotto tra Berlusconi e Fini. Persino il finiano Alessandro Campi, parlando da politologo, ha l'impressione di una "accelerazione del confronto interno". Mentre un altro intellettuale d'area come Gennaro Malgeri ormai è convinto che si debba prendere atto del "fallimento" del Pdl e che sia meglio per tutti "scioglierlo" e retrocederlo a una confederazione. Fatto sta che il Cavaliere, dopo che i suoi uomini a Gubbio gli avevano riferito le parole di Fini sulla necessità di andare avanti sulle inchieste di mafia, ha avuto la conferma di quanto sospetta da tempo. "E' chiaro che vuole la mia morte politica - è lo sfogo che ha consegnato a quanti lo hanno chiamato - ma non capisco dove pensa di andare se tutti i suoi uomini sono passati con me. Gli sono rimasti solo quattro gatti. E non dimentichi chi ce l'ha messo nel posto dove sta.".

E' lungo l'elenco delle doglianze che il premier vuole far scontare a Fini: "Ha attaccato Feltri ma non ha detto una parola quando Repubblica attaccava me. Cerca ogni pretesto per lo scontro. E adesso si presta a questa manovra oscura delle procure ".

Al di là delle differenze di carattere, a Berlusconi non è chiaro ancora quale sia il disegno del presidente della Camera. "Se volesse solo fare una sua corrente - ragiona nel chiostro di Gubbio uno dei ex forzisti più in vista - avrebbe sbagliato tattica, perché attaccando Berlusconi nessuno di noi gli andrà dietro. Se invece punta a far fuori il premier, non ha capito che più lo si attacca e più lo si rafforza".

Insomma, tra gli uomini di Berlusconi la parola d'ordine è isolare Fini, prenderne le distanze quasi fosse un corpo estraneo, un "nemico". Basta ascoltare le parole di Franco Frattini, che parla da quello stesso palco dove, due ore prima, Fini aveva denunciato lo "stillicidio" di attacchi contro di lui per le sue posizioni eterodosse. "Lo stillicidio vergognoso - protesta il ministro degli Esteri - è quello contro Berlusconi. La solidarietà umana va oltre il dubbio politico. C'è una rete internazionale che non solo vuole il male di Berlusconi ma anche dell'Italia". Fini, questo è il passo logico successivo, si sta prestando al gioco di quella "rete internazionale" che vuole liberarsi del Cavaliere.

E lo fa proprio sul terreno più delicato, quello della giustizia, del rapporto tra mafia e politica. Marcello Dell'Utri, tirato in ballo nelle vecchie inchieste sulle stragi dei primi anni Novanta, preferisce non commentare le parole di Fini. "Sono a Bressanone a fare una dieta - ha confidato per telefono a un amico - e corro 5 km al giorno. Sono dimagrito, sto bene e non voglio rovinarmi la salute". Ma l'affondo di Fini è troppo duro per essere superato con una battuta. Ignazio La Russa, che a Gubbio interviene come sempre nel ruolo di pompiere, si rende conto che l'aria che tira tra i forzisti è davvero pesante e chiama Fini al telefono per chiedergli di precisare. "Ho avuto contatti con Fini - spiega poi ai giornalisti - e voglio sgombrare il campo da interpretazioni malevoli che possono nascere dalle sue parole sulle stragi. Fini ha sottolineato la solidarietà a Berlusconi, perseguitato in questi anni". Ma ai berlusconiani non basta: "Se Fini pensa a far cadere il governo e sostituire Silvio se lo scordi. Si va dritti a elezioni anticipate".

(11 settembre 2009)

 

 

 

Intervento al seminario della scuola di di formazione del partito di Gubbio

"Non sono un 'compagno travestito', e non aspiro a fare il Capo dello stato"

Fini al seminario del Pdl

"Contro di me uno stillicidio"

Punto per punto, il presidente della Camera ha ribadito le questioni sollevate da mesi

La democrazia interna, il rapporto con la Lega, gli immigrati, il biotestamento, la mafia

Fini al seminario del Pdl "Contro di me uno stillicidio"

Il presidente della Camera Fini con il premier Berlusconi

GUBBIO - Il presidente della Camera partecipa a Gubbio al seminario della scuola di formazione del Pdl. E torna all'attacco: "Contro di me uno stillicidio non degno del partito". "Non è degno il dibattito in un partito con questo stillicidio di dichiarazioni basate su tre ipotesi: che sono folle, che sono un 'compagno travestito' e che aspiro a fare il Capo dello stato". "Chiedere democrazia interna - ha proseguito - non rappresenta un reato di lesa maestà".

Punto per punto, il presidente della Camera ha ribadito le posizioni espresse da settimane, difendendole, ma anche chiarendole ulteriormente, per evitare, come aveva denunciato ieri replicando a Berlusconi, che vengano relegate al ruolo di "fraintendimenti". E, al termine dell'intervento, ha dichiarato: "Abbiamo cominciato a discutere. Quello che dovevo dire l'ho detto, ognuno tragga le sue conclusioni".

"Dal 27 marzo non si è deciso nulla". "Hanno detto che io aspiro al Quirinale ma piuttosto ambisco a fare il successore di Ban Ki Moon", ha esordito il presidente della Camera. "Ieri a Berlusconi ho detto che dal 27 marzo non si è deciso nulla ed il punto è proprio questo: non è possibile che non si sia deciso nulla, il partito non è un organigramma. Serve un cambio di marcia, un dibattito interno".

Immigrati, non solo sicurezza. Il presidente della Camera è poi entrato nel merito dei temi della discussione che intende affrontare all'interno del Pdl, a cominciare dagli immigrati". "Quando vengono respinti dei clandestini si fa bene, ma se su un barcone c'è un bambino o una donna incinta che sta per partorire e magari viene rimandata in un paese dove c'è un dittatore che la manda a morte, la sussistenza del diritto d'asilo la pretendo da un paese civile", ha ribadito, ricordando che la questione degli immigrati non può essere affrontata come "un problema di sicurezza", come vorrebbe la Lega, ma in modo globale.

Lega, "attenti ai plauditori". E a proposito della Lega, ha affermato Fini: "A Berlusconi dico: attento ai plauditori e cioè a quelli che dicono che va tutto bene e poi, quando Berlusconi non sente, dicono qualcos'altro", avverte Fini. "E' un reato avere delle proposte, delle richieste da avanzare? Io chiedo che non soltanto non lo sia, ma che sia indispensabile per far radicare il partito e per farlo crescere".

Stragi: prima la verità. Anche in riferimento ai processi per le stragi di mafia, Fini ha manifestato un orientamento molto diverso da quello di Berlusconi: "Mai, mai, mai dare l'impressione di non avere a cuore la legalità e la verità. Sono convinto quanto voi dell'accanimento giudiziario contro Berlusconi, ma non dobbiamo lasciare nemmeno il minimo sospetto sulla volontà del Pdl di accertare la verità sulle stragi di mafia. Se ci sono elementi nuovi, santo cielo se si devono riaprire le indagini, anche dopo 14-15 anni! Soprattutto se non si ha nulla da temere, come è per Forza Italia e certamente per Berlusconi".

Biotestamento: "discutere e votare". Altra questione aperta, è quella del biotestamento: "Se un giorno ci sarà modo di discutere, il che vuol dire anche con eventuali emendamenti, con cose non collimanti con il testo del Senato, non ci sarà nulla di male se si metteranno a confronto delle posizioni, magari anche votando: sarà un momento in cui il Pdl non avrà fatto un passo indietro ma un passo in avanti o forse il primo momento in cui si sarà comportato da partito del 35-40% dei voti".

Sud, si ripristini la legalità. "Il Pdl è un partito nazionale, non può avere la testa al Nord o al Sud ed è per questo che dobbiamo discutere la questione meridionale", ha detto Fini, ricordando che nel Mezzogiorno il problema principale è quello del ripristino della legalità.

Fini incassa gli elogi di Poettering. Parole di elogio per il ruolo in Italia di Gianfranco Fini sono state pronunciate da parte dell'ex presidente dell'Europarlamento Hans-Gert Poettering: "Fini è certamente un politico molto abile, adesso è nel Pdl e certo svolge un ruolo importante nella politica italiana", ha detto l'autorevole esponente tedesco dei Popolari in un'intervista all'Adnkronos. Sul fronte Ue però, Poettering non crede che il presidente della Camera possa assumere un ruolo di leadership nel centro-destra europeo, come prefigurato a inizio estate dall'ex premier spagnolo Josè Maria Aznar: "Non è possibile che l'ex presidente di An possa diventare il leader del Ppe, questo è contro la psicologia del partito".

Frattini: "Stillicidio? E' contro Berlusconi". Ma Franco Frattini, ministro degli Esteri, ribatte al presidente della Camera usando le sua stesse parole: "Lo stillicidio vergognoso è quello contro Berlusconi. La solidarietà umana va oltre il dubbio politico e oltre il fatto che dobbiamo parlare di più. C'è una rete internazionale che non solo vuole il male di Berlusconi ma anche dell'Italia".

(10 settembre 2009)

 

 

L'UNITA'

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2009-09-22

Fini-Berlusconi, due ore e mezzo di fuoco a casa Letta

I destini della politica passano ancora una volta per la cucina di casa Letta. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si sono fronteggiati per due ore nella stessa location in cui fu siglato il cosiddetto "patto della crostata", anche se in realtà il dolce preparato per l'occasione dalla padrona di casa era un creme caramel.

Correva l'anno 1997, e lo stesso Silvio Berlusconi, con Gianfranco Fini, Massimo D'Alema e Franco Marini siglarono l'intesa sulle riforme costituzionali che avrebbe portato alla Commissione Bicamerale. Un precedente che non è proprio di buon augurio. "Speriamo che la crostata della signora Letta abbia maggior fortuna di quella del famoso 'patto'"

Stessa location, stesso piatto-forte. Dodici anni dopo, Berlusconi si ritrova a spartire la crostata della signora Letta con Gianfranco Fini. Un braccio di ferro durissimo, durato due ore e mezzo. E dall'esito ancora incerto. Berlusconi esce da casa alzando il pollice in alto, lasciando intendere che tutto è andato per il meglio. Fini lascia l'abitazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio senza fare commenti.

L'analisi del dopo match è affidata al fedelissimo vice capogruppo del Pdl Italo Bocchino, l'uomo che ha ricompattato gli ex An attorno a Fini e al documento che ha ufficialmente aperto il confronto sul destino del Pdl. "L'incontro ha ribadito l'esistenza di due visioni diverse di partito", spiega Bocchino con un colpo al cerchio e l'altro alla botte. Perché spiega: "È anche emersa la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni e che può portare a un rafforzamento del Pdl e a una sua strutturazione sul territorio con una costante convocazione degli organi e quindi un autentico funzionamento democratico". Poi si lascia andare a un pizzico di romanticismo: "Se son rose fioriranno... Fini e Berlusconi sono due persone che lavorano insieme da 15 anni. Sono emerse le condizioni per avviare il percorso che noi avevamo auspicato".

21 settembre 2009

 

 

 

 

 

 

2009-09-16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-09-22

Berlusconi-Fini, prove di disgelo

di Barbara Fiammeri

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22 settembre 2009

"Dai nostri archivi"

Il faccia a faccia Berlusconi-Fini nel giorno dei parà

Il Pdl si prepara al faccia a faccia Berlusconi-Fini

Pdl a rischio implosione

Berlusconi a Fini: il problema è suo. Gelo con Casini

Feltri: dossier a luci rosse su An Fini: "Pronto ad azioni legali"

Il premier rassicura: più collegialità e consultazioni tra cofondatori

Quando Silvio Berlusconi lascia casa Letta mostra sorridendo il pollice alzato. Un modo sintetico per far sapere che la colazione con Gianfranco Fini ha dato risultati positivi. Più realisticamente, almeno da quanto lasciano trapelare coloro che hanno potuto interloquire con entrambi, si è trattato di un riavvicinamento, di una ripresa del confronto, divenuto negli ultimi mesi inesistente e pesantemente compromesso dai duri attacchi del Giornale di Vittorio Feltri al presidente della Camera. Il tentativo è di avviare una consultazione costante, capace di trovare la sintesi tra "due concezioni diverse di partito" attraverso scelte condivise: dalla politica estera ai candidati alle prossime regionali.

Un vis-a-vis tutto politico, avvenuto su un territorio neutrale, qual è l'abitazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e non come era accaduto in passato negli uffici di Fini a Montecitorio. Un modo per sottolineare che lì, nella residenza di via della Camilluccia già testimone del patto della crostata con Massimo D'Alema, non c'erano il premier e il presidente della Camera bensì i due co-fondatori del Pdl.

Due ore e mezza di colloquio in cui hanno certamente pesato la tristezza delle bare schierate, dei parenti inconsolabili ma anche dei dubbi ribaditi ad alta voce da Umberto Bossi sulla missione italiana in Afghanistan. E del resto, il rimprovero principale mosso da Fini a Berlusconi è di privilegiare, sia nei rapporti politici ma soprattutto nell'azione di Governo, il rapporto con la Lega. Di qui la richiesta di un maggior spessore organizzativo del Pdl, di sedi deputate a discutere e a decidere e di un canale diretto tra i due che consenta di condividere le scelte, senza doverle apprendere dai giornali. Berlusconi ha rassicurato il socio di minoranza, manifestando di essere favorevole a colmare quello che i più critici definiscono un deficit di democrazia all'interno del Pdl.

Questa volta, però, l'ex leader di An attende i fatti. Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl, vicinissimo al presidente della Camera e promotore della famigerata lettera a Berlusconi dei 50 ex An è stato esplicito: "L'incontro da un lato ha ribadito l'esistenza di due visioni diverse di partito ma è anche emersa la volontà reciproca di dar vita a quel percorso che abbiamo auspicato negli ultimi giorni", ha confermato. "Ora però – ha aggiunto Bocchino – dobbiamo passare dalle parole ai fatti e se sono rose fioriranno...". Lo ripete anche il viceministro nonché segretario della fondazione Farefuturo presieduta da Fini Adolfo Urso ("ci sono le premesse per ripartire nella chiarezza e nel rispetto dei ruoli"). E lo ripete il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: il patto di consultazione tra Fini e Berlusconi "sarà utile anche ad un corretto rapporto con la Lega". Insomma, in casa An si sta sul chi va là. Più ottimisti gli ex azzurri.

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, parla della necessità di combinare assieme la "concezione leaderistica del partito movimento" con quella che richiede "sedi permanenti di dibattito e un serio lavoro sul territorio". Ognuno deve fare la sua parte – avverte – e devono essere portati avanti "contenuti coerenti con il programma elettorale e di governo". Il capogruppo del Pdl però dice anche qualcos'altro a proposito delle regionali: sì al consolidamento dell'alleanza con la la Lega ma porte aperte all'Udc dove è possibile. E proprio il rapporto con i centristi è invece una possibile mina dell'asse con il Carroccio. A partire dal Veneto. La Lega rivendica la presidenza della Regione. Ma l'Udc non è disposta a sostenere il candidato leghista e anche nel Pdl ci sono parecchi malumori di cui si è fatto portavoce l'attuale governatore Giancarlo Galan sostenuto ieri apertamente dal coordinatore regionale del Pdl, l'ex An Alberto Giorgetti, che ha ricordato ai Lumbard di essere arrivati alle europee dopo il Pdl.

22 settembre 2009

 

 

 

 

 

Le idee poco conciliabili dei due alleati storici

di Guido Compagna

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22 settembre 2009

"Dai nostri archivi"

Il faccia a faccia Berlusconi-Fini nel giorno dei parà

Il Pdl si prepara al faccia a faccia Berlusconi-Fini

Pdl a rischio implosione

Berlusconi a Fini: il problema è suo. Gelo con Casini

"Legge elettorale e poi al voto"

A Silvio Berlusconi (l'affermazione è sua) soltanto l'idea di partito fa venire l'orticaria. Gianfranco Fini invece si è cresciuto a pane e partito. Probabilmente più partito che pane. Come si vede, l'idea che i due hanno della politica è diversa al limite della contrapposizione.

Altrettanto diverse le storie. Quella di Berlusconi è la storia di un imprenditore di successo che si è fatto da solo. Che al primo posto nella scala di valori ha l'impresa, o meglio le sue aziende. Per il successo delle quali non ha disdegnato rapporti, anche continuativi e intensi, con qualche parte politica. Fini, invece, fin da ragazzo ha fatto politica con passione e a tempo pieno: la scelta per l'Msi, dopo aver visto il film Berretti verdi con le relative dure contestazioni degli extraparlamentari di sinistra, quindi il quotidiano di partito, la guida del Fronte della gioventù, la dura contrapposizione con Pino Rauti nell'Msi del dopo Almirante. Eppure questi due personaggi così diversi, pur nella reciproca diffidenza, hanno avuto modo di incontrarsi prima, e convivere poi, politicamente, per molto tempo.

Siamo alla discesa in campo. Il 23 novembre del 1993 Berlusconi da Casalecchio di Reno, dove sta inaugurando un ipermercato Standa, annuncia: "Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente". Poi aggiunge: "Alle elezioni comunali di Roma, se potessi votare, voterei per il segretario dell'Msi Gianfranco Fini".

È il discorso dello "sdoganamento" più volte rivendicato da Berlusconi. Fini non diventa sindaco di Roma, ma il successo di voti dimostra che la mossa di candidarsi è stata più che azzeccata. Berlusconi scende in campo con Forza Italia, e con la duplice alleanza con la Lega al Nord e con il Ccd e l'Msi nel Centro-sud, centra con qualche affanno, l'obiettivo di palazzo Chigi. Il governo però cade presto a dicembre del 1994 per il "ribaltone" della Lega. L'alleanza Berlusconi-Fini invece tiene. Nel gennaio 1995 c'è la svolta di Fiuggi e nasce Alleanza nazionale. Per Fini è un grande successo politico.

Nonostante i buoni rapporti tra i due leader le differenze tra Forza Italia e Alleanza nazionale restano palpabili. Il primo è un partito-movimento che dà il suo meglio quando si raccoglie attorno al suo leader in campagna elettorale. Quello di An è un partito-partito, organizzato sul territorio e con tanto di correnti. Un partito dove si vota. Eppure la convivenza-collaborazione va avanti e, dopo la sconfitta nelle elezioni del 1996, recuperata la Lega, il centro-destra vince le elezioni del 2001. Berlusconi torna a Palazzo Chigi: Fini è vicepresidente del Consiglio e presto sarà anche ministro degli Esteri. Il suo peso nella coalizione è notevole: l'insoddisfazione di Alleanza nazionale per la politica economica porterà pure all'avvicendamento a via XX settembre del ministro Giulio Tremonti.

Nel 2006 il centro-destra perde le elezioni politiche. Ma la parentesi del governo Prodi non va oltre i due anni. L'alleanza tra Fini e Berlusconi tiene. Anche se non mancano momenti di incomprensione. Il leader di An se la prende per alcune intrusioni di "Striscia la notizia" nella sua vita privata, a proposito della sua compagna Elisabetta Tulliani. Non siamo ancora agli attacchi di Feltri, ma è un campanello di allarme.

Mentre il governo Prodi agonizza è Berlusconi a prendere decisamente l'iniziativa. In piazza San Babila il 18 novembre del 2007 dal predellino della sua auto arringa i presenti: "Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande partito del popolo della libertà. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica". Le reazioni dell'Udc, ma anche di An, sono tutt'altro che positive. Al predellino Fini replica così: "Comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali".

Ma l'8 febbraio del 2008 Fini e Berlusconi siglano l'accordo che li porterà a stravincere le elezioni politiche. Così il primo approda alla presidenza della Camera, il secondo torna a Palazzo Chigi. Da trionfatore. Altro che comiche finali!

Ma la diversa concezione che i due hanno della politica si ripropone ben presto. Al presidente della Camera non piace che il premier, oltre ai partiti, snobbi talvolta anche le sedi istituzionali, che consideri il Parlamento un impiccio, che vada avanti a colpi di fiducie e decreti. Lo fa notare in più occasioni. Berlusconi si irrita e ricorda, non soltanto sottovoce, che Fini lo ha sdoganato lui. L'altro, che di partiti ne sa qualcosa in più, gli ricorda che non tutto si risolve con gli incontri settimanali ad Arcore con Bossi. I partiti hanno, o almeno dovrebbero avere, regole democratiche. E, quanto allo sdoganamento, Fini i puntini sulle i li aveva già messi in occasione del suo discorso alle assise costitutive del Pdl nel marzo scorso. "Nessuno ci ha fatto regali, nessuno ci ha sdoganati. È stata la forza delle nostre idee". Chissà se già in quell'occasione Berlusconi abbia avvertito qualche sintomo di orticaria...

22 settembre 2009

 

 

 

 

 

Berlusconi a Fini: il problema è suo. Gelo con Casini

di Barbara Fiammeri

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16 settembre 2009

RADIO24 / Berlusconi su Fini

"Dai nostri archivi"

L'ex An evita sul filo la spaccatura e Tremonti detta la "pax"

Fini querela Vittorio Feltri

"Più collegialità": Fini pronto a muovere le sue truppe

Fini: "Una svolta nel Pdl" Berlusconi: "Io miglior premier in 150 anni di storia"

Berlusconi-Fini, le colombe del Pdl al lavoro per evitare lo "strappo"

"Non ci sono problemi da parte mia, sono situazioni evocate dal presidente della Camera. Io non ho problemi, ma ci sono due concezioni diverse in campo: la mia vede nei partiti dei movimenti che devono essere presenti sul territorio e organizzarsi nei momenti elettorali. Per chi è professionista della politica come Fini, deve svolgere funzioni più allargate". Silvio Berlusconi non sembra intenzionato a siglare la tregua con il presidente della Camera con il quale – ci tiene comunque a far sapere – "i fraintendimenti sono superabilissimi". Intervistato da Bruno Vespa a Porta porta non manca poi di attaccare i media, definendo "delinquenziale" l'atteggiamento di chi parla di rischio per la libertà di stampa in Italia ("troppi i farabutti in politica, stampa e tv"). Quanto alla Rai, dice, è "l'unica azienda televisiva del mondo pagata con i soldi dei cittadini che attacca una sola parte politica, la maggioranza di governo".

Gelo con Casini sulle regionali

Parole che pesano. Come quelle indirizzate a Pier Ferdinando Casini che interviene telefonicamente alla trasmissione dopo l'accusa in diretta del Cavaliere all'Udc di volersi alleare alle regionali con il Pd o il Pdl solo per ragioni di "poltrone". "Se il presidente del Consiglio la pensa così – ha replicato Casini – allora non avremo nessuna difficoltà a non fare alleanze con il Pdl". Gelida la risposta del premier: "Auguri".

Ma la tensione resta soprattutto con Fini e con gli ex An, che ieri hanno sottoscritto la lettera indirizzata al premier dal vicecapogruppo della Camera Italo Bocchino nella quale si chiede maggior confronto sulle decisioni per evitare uno sbilanciamento in favore della Lega e per impedire che la somma di problemi diversi possa creare "un corto circuito interno al Pdl". Berlusconi non sembra però intenzionato a rinunciare all'asse privilegiato con la Lega e alle sue cene con Bossi: al massimo, concede, può essere creato un "organo informale", un sorta di "caminetto" con i coordinatori del partito e i capigruppo di Camera e Senato per discutere le posizioni del Carroccio. Insomma Bossi non si tocca, le sue uscite secessioniste, ripete, fanno parte del vocabolario che il Senatur usa per carezzare la sua gente. Nulla di più. All'ipotesi di elezioni anticipate ventilata dal leader leghista risponde però in modo netto: "Non ci ho mai pensato, intendo portare al termine il mio mandato".

Non una parola invece sull'attacco del Giornale al presidente della Camera che proprio ieri ha dato mandato di querelare Vittorio Feltri. Nell'Aula di Montecitorio la tensione tra le fila del Pdl è altissima. L'ex An Italo Bocchino comincia a far circolare la lettera indirizzata a Berlusconi nella quale si chiede esplicitamente al premier un "patto di consultazione permanente" tra lui e Fini e l'attenzione ad evitare che dalle "cene del lunedì" con Bossi venga fuori una linea dell'esecutivo. Proprio quelle "cene" che Berlusconi poche ore dopo avrebbe difeso. Bocchino alla Camera chiede ai deputati ex An di firmare. In poco tempo le sottoscrizioni arrivano a circa una quarantina. Poi però accade qualcosa. Gli ex colonnelli del partito di cui Fini era leader – La Russa, Matteoli, Gasparri e anche Alemanno – fanno sapere che così si allontana il chiarimento nel Pdl. Ma ormai è troppo tardi. I finiani, se serve, sono intenzionati ad andare alla conta. Lo capiscono anche gli ex azzurri. Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello inviano messaggi di pace, confermando la linea già tracciata da Giulio Tremonti nell'intervista pubblicata ieri dal Corriere della sera e nella quale il ministro dell'Economia chiede una "tregua", sottolineando la necessità di un confronto sulle idee di Fini all'interno del partito perché, spiega, "vince chi convince".

Dopo una serie di faccia a faccia e mini-vertici telefonici si decide di ricomporre la frattura, che viene certificata da una pubblica dichiarazione di La Russa nella quale il coordinatore del Pdl conferma la sottoscrizione della missiva da parte di tutti i deputati ex An.

Il sondaggio di Radio24 con Fini o con Feltrii

16 settembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2009-09-16

 

 

 

 

 

 

 

 

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